sabato 17 settembre 2011

L'Italia Che Và A Puttane!!!!!

Le ragazze? Sull'aereo presidenziale:

«Non prenderle alte, noi non siamo alti»

Le escort, la rete di Tarantini e gli appalti Finmeccanica. «Ho la fila di ragazze fuori dalla porta. Io Del Noce e Rossella, vecchietti ma con potere». Donne a un pm

BARI- È frenetica l'attività di Gianpaolo Tarantini e dei suoi complici per organizzare le feste nelle residenze del presidente del Consiglio. L'imprenditore barese si mostra sempre a disposizione, anche se viene chiamato con un preavviso minimo. Ma anche Silvio Berlusconi cerca di accontentare ogni richiesta, tanto che quando gli viene chiesto un «passaggio» non esita a ospitare Tarantini e le sue amiche sui voli di Stato.
Tra i due c'è una confidenza tale che Tarantini può permettersi di chiedere di essere aggregato al «viaggio per Pechino». E il premier si lascia andare a racconti privati, come quando gli racconta di avere in casa «40 ragazze, ma erano 67» o di aver avuto la fila di undici, ma di essere stato soltanto con otto.
Gli atti processuali depositati al termine dell'inchiesta sull'associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione condotta dai pubblici ministeri baresi — il procuratore Antonio Laudati e i sostituti Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis — pur se coperti da numerosi «omissis» ricostruiscono i rapporti del premier con Tarantini ma anche con le decine di donne, molte delle quali sono poi finite negli atti d'indagine della Procura di Milano. «Sono foraggiatissime», dice Berlusconi a Tarantini quasi per rassicurarlo che non deve sentirsi obbligato a dar loro alcunché. Ma nel fascicolo si rintracciano anche i nomi di altri clienti di alto livello. Oltre all'ex vicepresidente della Regione Puglia Sandro Frisullo, si scopre che all'incontro con due escort organizzato all'Hotel Valadier di Roma per il dirigente di Finmeccanica Rino Metrangolo, era presente anche l'ex procuratore facente funzioni del Tribunale di Brindisi, Cosimo Bottazzi, attualmente sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Bari. Al festino partecipò anche l'imprenditore salentino Marco Macchitella. «Ai tre uomini — annota la Guardia di Finanza — furono riservate tre donne: Fadoua Sebbar, Niang Kardiatou (detta Hawa) e tale "Emiliana"». Tarantini si occupò di riservare tre stanze.


LE TELEFONATE
Si erano conosciuti durante l'estate, agosto 2008, in Sardegna. Era stata Sabina Began a presentarli. E all'inizio aveva continuato a essere il punto di contatto tra Silvio Berlusconi e Gianpaolo Tarantini. Ma poi il presidente e l'imprenditore si sono incontrati di nuovo al matrimonio della parlamentare pugliese del Pdl Elvira Savino, celebrato a Roma agli inizi di settembre e in quell'occasione Tarantini è riuscito a lasciare il proprio numero di telefono. Il 19 settembre 2008, pensando di chiamare un'altra persona, Berlusconi contatta Tarantini. È un errore, ma da quel momento i contatti e le frequentazioni tra i due diventano quasi giornalieri in una girandola di serate, feste, viaggi che va avanti fino al maggio 2009. Un'amicizia che fa presto a stringersi, visto che il 22 settembre Tarantini già chiama per organizzare un incontro la sera successiva e propone di portare «Carolina Marconi, con Francesca e altre due amiche».
Berlusconi: «E quindi quanti saremmo?».
Tarantini: «Saremmo in cinque, io con queste quattro».
Berlusconi: «E posso portare qualche ragazza anch'io?».
Tarantini: «Sì, come no».
Berlusconi: «Allora combiniamo, faccio venire la musica, Gemma per cantare. Facciamo alle nove e mezza».
Tarantini: «Nove e mezza palazzo Grazioli».
L'angioletto per la schiena
Il 23 settembre Tarantini chiama Berlusconi che dice di avere problemi alla schiena e gli propone: «Le mando un angioletto così le faccio passare il colpo della strega». Berlusconi «parla della soddisfazione che ha provato nell'approvare la Finanziaria».
Berlusconi: «Stasera?».
Tarantini: «Siamo in sei compreso me, io e cinque ragazze».
Berlusconi: «Benissimo, non allargherei molto, porterei una, due, tre ragazze da parte mia. Poi facciamo venire i cantanti che sono tutti bravi, le due cantanti cubane, la Gemma, un'altra cantante, non lo so che cosa dici se chiamiamo anche Rossella che c'ha una ragazza che canta in Vaticano molto brava? È anche molto simpatica e magari invitiamo anche Fabrizio Del Noce il direttore della fiction della Reteuno della Rai... Così le ragazze sentono che c'è qualcuno che ha il potere di farle lavorare».
Tarantini: «Benissimo, perfetto».
Un'ora dopo Tarantini richiama:«Presidente scusi, solo per dirle che mi ha chiamato Francesca e chiedeva se poteva portare due amiche molto carine».
Berlusconi: «Molto belle?».
Tarantini: «Molto belle, sta in palestra con queste due».
Berlusconi: «Io penso di sì. Noi siamo messi così come uomini tu, io poi Carlo Rossella presidente di Medusa e Fabrizio Del Noce direttore di Raiuno e responsabile di tutta la fiction Rai... Sono persone che possono far lavorare chi vogliono... Ecco quindi le ragazze hanno l'idea di essere di fronte a uomini che possono decidere del loro destino... Ecco l'unico ragazzo sei tu, gli altri sono dei vecchietti però hanno molto potere».
Tarantini: «Va bene».
Berlusconi: «... Io ho due bambine piccole che è tanto che non vedo per cui una fa la giornalista in Rai, in Mediaset allo sport è una napoletana molto simpatica, molto dolce. Un'altra è una bambina di ventun'anni brasiliana che mi ha pianto al telefono dicendomi che l'avevo dimenticata e allora la faccio venire...».
«C'ho otto donne nuove»
Il 27 settembre 2008 si organizzano per andare a vedere la partita. Tarantini propone una festa nell'hotel Principe di Savoia «nella suite con una grande piscina».
Berlusconi: «Ma è una cosa impegnativa... cosa dici?».
Tarantini: «No, se si avvisano riescono... Sono bravi loro».
Berlusconi: «Sì lo so mi sembra un po' impegnativa poi non è che siamo così tanti. Perché tu volevi fare la cena e qualcos'altro?».
Tarantini: «Secondo me (ride) non lo so poi».
Berlusconi: «Si potrebbe fare una cosa ad Arcore a casa mia... Un dopo cena a casa mia».
In quei giorni c'è una girandola di telefonate. Si sentono il giorno del compleanno del capo del governo, il 29 settembre.
Tarantini: «Allora giovedì?».
Berlusconi: «Te lo posso confermare domani perché m'è venuta un'emergenza...».
Tarantini: «Ancora auguri e un abbraccio grande».
Berlusconi: «Grazie mille. Tu avevi preso quelle due rumene, no?».
Si parlano nuovamente il primo ottobre.
Tarantini: «Allora io ho sentito Carolina Marconi e lei ha detto che le farebbe tantissimo piacere perché rientrava oggi da Londra e poi ci sarebbe una mia amica di Londra che è molto bella, giovanissima ventuno anni e poi non so se Graziana».
Berlusconi: «Ma no, sai com'è, meglio stare su una sola che io sono messo un po' male adesso, ti devo dire la verità perché mi stanno caricando di un mare d'impegni e questa settimana è terribile perché poi tra l'altro sabato mattina ricevo il Papa al Quirinale insieme al capo dello Stato, sabato pomeriggio sono io a Parigi con Sarkozy e la Merkel e con Gordon Brown domenica sera parlo a Milano, alla festa di quelli di Alleanza nazionale sono messo malissimo... È domani sera perché io ho anche la possibilità di chiamare la Francesca».
Tarantini: «Io Carolina posso dare conferma».
Berlusconi: «Sì però non è che poi posso restare con Francesca e lei va a casa... Sono da separare le due perché sono due obiettivi importanti... E quindi non si possono mettere insieme... Magari dopo, ma prima no».
Il 5 ottobre 2008 Berlusconi racconta di un incontro avvenuto la sera prima in un locale milanese.
Berlusconi: «Senti che voce, perché ho tenuto banco fino alle sei e mezza con il locale che si è fermato... Tutti 'sti ragazzi intorno che ho invitato a fare gli imprenditori, gli ho raccontato un mare di cose... Sulla Cina erano lì che pendevano dalle mie labbra e delle donne a gogo! Io ho preso otto numeri, ma ce n'erano di più».
Tarantini: «Ma dov'è stato?... Ah, l'Eleven...».
Berlusconi: «Naturalmente mi hanno offerto tutto, champagne a go-go, il proprietario è diventato matto e c'è stata una roba, ma una cosa di brasiliane, russe, italiane... C'ho qui otto numeri di donne nuove! Purtroppo non c'è il tempo, perché adesso andare in giro fai così e tanghete! Va bene, ma gua... a Napoli, non ti dico a Napoli che cosa succede, quando io vado lì sono ormai santo veramente... Per la Arcuri bisogna trovare un'altra serata... C'ho tanti impegni internazionali... Adesso vado in America...».
Tarantini: «Ci vediamo l'otto».
Berlusconi: «Ci vediamo l'otto per andare prima a vedere il Bagaglino!... Se tu hai una ragazza da portare, due ragazze, tre ragazze... Per favore non pigliamole alte come fa questo qui di Milano perché noi non siamo alti».
Tarantini: «Ha visto le mie come sono!».
Berlusconi: «Devono essere tutte come la Graziana!».
Tarantini: «Va bene! Io ne porto un paio, due o tre le porto!...».
Berlusconi: «Ne abbiamo tante, però lì ce ne sono di nuove».
Tarantini: «E vabbè, abbondiamo!».
«Poi ce le prestiamo»
Il 10 ottobre, nuove trattative.
Berlusconi: «Ieri sera bene mi sembra?».
Tarantini: «Bene, una bellissima serata, perché eravamo pochi, tranquilli, poi eravamo stanchi pure».
Berlusconi: «Sì forse per tutte quelle, son troppe. Al massimo averne due a testa, però adesso voglio che abbia anche tu quelle tue, altrimenti mi sento in debito... Scusa portale per te che poi io mi porto le mie».
Tarantini: «Va bene».
Berlusconi: «Poi ce le prestiamo... Insomma la patonza deve girare...».
E dopo una settimana Berlusconi dice a Tarantini che gli farà sapere «se possono aggregarlo alla squadra per Pechino», Tarantini dice che «gliene sarebbe grato».

Il 21 ottobre, è quasi mezzanotte e mezza e c'è una lunga telefonata coperta da numerosi «omissis». Tarantini lo lusinga: «Presidente ormai mi chiamano 30, 40 donne, vogliono venire tutte...». Un'ora dopo i due si sentono di nuovo e Berlusconi esamina tutte le ragazze per la serata.
Il 13 novembre c'è un incontro tra i due e una settimana dopo fa il suo ingresso sulla scena Marysthell Polanco, che dopo un anno si trasferirà all'Olgettina.
Berlusconi: «La trottola è arrivata... È tornata a Roma... Vabbè ho bisogno di vederti per una cosa se per caso sei ancora in giro a spasso e vuoi fare un salto a bere una cosa da me tra un quarto d'ora sono a casa».
Tarantini: «Tra un quarto d'ora sono da lei».
Il 20 novembre il contatto è invece solo telefonico.
Tarantini: «Vogliamo organizzare una cena?».
Berlusconi: «Sono impegnato».
Tarantini: «Avevo un'amica che volevo presentarle».
Berlusconi: «Sei pieno di amiche, vabbè complimenti».
Tarantini: «Ma quella di ieri era da vedere, incredibile, sa quella che ha vinto "miss Roberta", quella dell'intimo».
Berlusconi: «Il culetto d'oro di miss Roberta».
Tarantini: «Bravo... Mulatta, bellissima 22 anni... Fantastica... Marysthell... Fa la trasmissione con Gene Gnocchi e ora passa con Chiambretti... Bella, simpatica, ma poi dolce, alla mano».
Berlusconi: «Stia attenta a Chiambretti, diglielo!».
«Le passo l'Arcuri»
Capita spesso che Tarantini chiami Silvio Berlusconi mentre è in compagnia delle ragazze.
Tarantini: «Presidente le passo una persona che la vuole salutare a volo» (passa il telefono a Manuela Arcuri).
Arcuri: «Vabbè, sono avvilita... Avevo un numero vecchio che non funziona più, avevo mandato un messaggino di auguri al compleanno senza risposta ovviamente, quindi ho detto a Gianpi: "Senti come facciamo che qui mi ha abbandonato completamente il presidente?". Sono Manuela».
Berlusconi: «Ciao, tutto bene?».
Arcuri: «Tutto bene, ma hai cambiato numero e non mi dici niente?».
Berlusconi: «E lo so, ma qua mi controllano tutto e quindi francamente mi fanno fare delle cose che non sono normali, quindi può darsi che abbia avuto qualche defaillance, ti prego di scusarmi. Come stai? Spero di vederti presto».
Arcuri: «Presto organizziamo... I primi di dicembre, quando facciamo».
Berlusconi: «Adesso non c'ho qui l'agenda».
Arcuri: «Vabbè dai, poi vedi, poi lo fai sapere a Gianpaolo, ma ti voglio vedere cantare eh?».
Berlusconi: «Va bene, sicuro».
I due parlano ancora un po', poi lei ripassa il telefono a Tarantini e dopo qualche scambio di battute, Berlusconi chiede: «E questa era l'Arcuri, no?».
Dopo qualche minuto Tarantini lo richiama.
Tarantini: «Lei mi deve spiegare una cosa, ma alle donne cosa fa?... In tanti anni di amici, di frequentazioni che ho fatto, non ho mai visto uno che fa impazzire così tanto le donne, perché lei ora mi ha detto "è il mo sogno proibito", ho detto basta, non dire niente più».
Berlusconi: (ride) «Va bene va, vediamo un po'...».
Tarantini: «Il siparietto con la Merkel l'altro giorno è stato bellissimo (ride) bellissimo veramente».
Berlusconi: «Eh quando fai un bilaterale bisogna studiare due o tre ore almeno per prepararsi il tutto... Va bene allora grazie di cuore».
L'aereo di Stato
Il 26 novembre Berlusconi decide di imbarcare Tarantini e le sue amiche sul volo presidenziale Roma-Milano. L'imprenditore lo chiama mentre è in compagnia delle ragazze e subito gli passa Marysthell.
Polanco: «Può essere... Due volte non riesco a vederti? Però ti vedo, ti ho in foto davanti a me».
Berlusconi: «Ma non ci credo che sei venuta due volte solo questa sera... Non lo sapevo ma allora mi dispiace molto perché vedi io a tempo perso faccio il primo ministro (ride) e me ne succedono di tutti i colori... Comunque adesso passami Gianpaolo che vediamo che si può fare».
Tarantini: «Presidente».
Berlusconi: «Gianpaolo senti, io purtroppo devo partire per Milano perché mi è successo un guaio su là e devo essere là domattina prestissimo e poi l'aereo c'è solo stasera, quindi purtroppo ho cambiato tutti i programmi... Se tu credi di poter arrivare qui adesso che vi offro che so, un gelato...».
Tarantini: «Sennò venivamo insieme a lei a Milano».
Berlusconi: «Vuoi venire... Se volete venire insieme a Milano si può».
Tarantini: (rivolgendosi a Marysthell) «Andiamo a Milano ora, vi va? Con l'aereo con lui?» (le interlocutrici rispondono di "sì"). «Va bene, se ci da mezz'ora, il tempo di fare la valigia veniamo».
Berlusconi: «Allora se volete venire, passate di qui se credi, mangiamo un gelato».
La serata si conclude evidentemente in maniera piacevole perché i commenti del giorno successivo sono molto favorevoli.
Berlusconi: «Ieri sera tutto bene?».
Tarantini: «Sono rimaste contentissime, Marysthell si è fissata che vuole venire in beauty farm».
Berlusconi: «C'è posto per tutti, quando vuole venire?».
Tarantini: «Le ho detto che l'avrei accompagnata io, magari quella è un po' timida, poi io sabato mattina devo essere per forza a Bari sennò mia moglie, mi separo... Domani me la porto io insieme a Roma e così ci vediamo a Roma e decidiamo insieme... È impazzita su tutto, l'aereo, la casa, i filmati, i regali, la simpatia, le barzellette...».
«Invito Bertolaso»
Per la festa organizzata in vista del 2 dicembre, ci sono grandi preparativi. Il giorno precedente si mette a punto la lista degli invitati.
Tarantini: «Volevo darle conferma su tutto per domani... Manuela viene, con Francesca l'amica, poi Luciana...».
Berlusconi: «Quindi siamo io, te, più...».
Tarantini: «Francesca, Manuela, Luciana, siamo quattro o cinque».
Berlusconi: «Allora faccio venire Fabrizio Del Noce direttore della Raiuno».
Tarantini: «Sì benissimo».
Berlusconi: «Che fa comodo anche a Manuela, eccetera, poi faccio venire per la musica anche Apicella più Gavì che fa Sarkozy al Bagaglino... E poi non mi ricordo più chi avevo invitato, qualcuno vabbè basta e adesso vedo se c'è qualche ragazza da far venire...».
Tarantini: «Vabbè presidente se riesce anche a chiamare Bertolaso, così lo coinvolgeremmo...».
Berlusconi: «Ecco! Mi sembrava che ci fosse qualcuno da chiamare... Sì, sì appunto, ecco vedi, Bertolaso ecco. Va bene, chiamo Bertolaso!».
In una conversazione del 10 dicembre ci sono numerosi passaggi coperti da «omissis».
Berlusconi: «Dopodichè sono... La Francesca vorrà stare con me! Perché c'è stata l'altra volta».
Tarantini: «Ma non è detto! Non penso».
Berlusconi: «La Manuela Arcuri io gli faccio il filo, ma stasera non sono in forma! La Carolina... Non posso farmi vedere che sto con l'Arcuri e deludere la Carolina!».
Anche il giorno dopo discutono di argomenti che i magistrati hanno ritenuto di dover «coprire» mentre il 2 febbraio Tarantini chiede e ottiene un passaggio da Milano a Roma sull'aereo presidenziale. Tre giorni dopo Berlusconi spiega che per una cena «con il mio amico Rossella ho chiesto alle nostre due ospiti di ritornare».
Tarantini lo chiama sul telefono personale anche il 10 febbraio alle 23.30, «per bere una cosa con la mia amica Letizia», ma Berlusconi spiega che «sto con Mubarak, si lavora sempre tanto» e poi aggiunge: «Mi dispiace tanto».
«Arcuri cancellata»
Il 12 febbraio Tarantini racconta di «una tragedia» tra l'Arcuri e Francesca Lana.
Berlusconi: «Mamma mia mi dispiace, perché se Francesca voleva restare... Ma davvero loro fanno le cose in due? Boh».
Tarantini: «Sì però presidente non lo dica».
Berlusconi: «No, io non dico niente, io sono un tipo riservatissimo».
Tarantini: «No, ma erano organizzate, erano dieci giorni che stavano parlando... Si ricorda che la settimana scorsa abbiamo saltato?».
Berlusconi: «Va bene, non è che moriamo domani... Domani faccio con la Poli Bortone».
Tarantini: «Grazie, buonanotte».
Annotano gli investigatori riferendosi a una telefonata intercettata il 18 febbraio 2009: «Berlusconi parla dei suoi impegni politici, poi parlando di un'intervista rilasciata alle Iene da Manuela Arcuri, Berlusconi dice di essere rimasto deluso dalla stessa che testualmente «ha fatto la figura della tr..., una figura da prostituta di strada».
Tarantini: «Pensa che quella si era... Voleva star lì quella sera».
Berlusconi: «Meno male che non è stata qui, perché senno mi sarei sentito imbarazzato di essere andato con un tr... così. Vabbè cancellata».
Tarantini: «E vabbè ce ne sono tante».
Il 10 marzo Berlusconi è al Senato e chiede a Tarantini «di fare un po' il padrone di casa con queste fanciulle». Il 12 si organizza una festa per la sera successiva e i due discutono sulle ragazze da invitare.

giovedì 15 settembre 2011

Si Sentono Furbi Ma Sono Solo Ignoranti!


Pass e falsi invalidi: mandateci le foto

ATTENDIAMO QUESTA GIUSTA INIZIATIVA IN TUTTA ITALIA!!!!

Pubblicheremo gli abusi e le infrazioni


Chi occupa abusivamente i posteggi per disabili è un simpatico mascalzone cui manca almeno una qualità: la simpatia. E va trattato come tale. Dopo l'annuncio del Comune di Milano, che ha deciso di combattere questa piccola-grande infamia, al Corriere siamo stati invasi di messaggi di incoraggiamento. Buon segno. Significa che molti italiani sono stanchi, e hanno deciso di reagire.

La politica non c'entra: è una questione di educazione civica, materia eliminata dai programmi scolastici ed espressione blasfema, per alcuni. Se qualcosa finalmente si muove, bisogna rallegrarsene; ma restare in guardia. Perché anche i volonterosi, in Italia, hanno la memoria episodica (come i roditori); e l'entusiasmo degli amministratori dura quanto i furori amorosi di una cockerina (15-20 giorni, due volte l'anno).

Abbiamo deciso, quindi, di passare all'azione. Pubblicheremo su Corriere.it le fotografie delle auto parcheggiate abusivamente nei posti per disabili, a Milano e non solo. Un'immagine da dietro, con targa visibile; una frontale, con il cruscotto senza pass. Ovviamente c'è chi dirà: così si comporta Robespierre! E qualcuno griderà: violazione della privacy! Spreca il fiato: le targhe sono annotate al Pubblico Registro Automobilistico (Pra) che è, appunto, un registro pubblico, cui chiunque può accedere. La targa non è un dato personale coperto da privacy, soprattutto se l'auto si trova in una strada pubblica e in evidente infrazione. Quindi è lecito fotografare, e la foto può essere pubblicata. Stiamo conducendo, insieme ai lettori, una campagna contro il malcostume, e invochiamo il diritto di cronaca.Sgombrato il campo dai dubbi legali, proseguiamo. Purtroppo, il parcheggio senza passo negli spazi per disabili non è l'unica forma di abuso. Ce ne sono almeno altre quattro, e qui le fotografie non bastano.A. Il signor Astuti prende il pass dell'anziana zia disabile, lo mette sulla propria auto e lo usa per parcheggiare davanti al bar.B. Il giovane, aitante dottor Scaltri, per posteggiare nell'unico spazio-disabili sotto la palestra, prende addirittura l'auto-con-pass della vecchia zia.C. Il signor Maneggione ha fotocopiato con perizia il pass della zia, e lo ha distribuito agli amici.D. La signora Callidi ha ottenuto il pass per accompagnare la zia, ma lo utilizza per recarsi a giocare a burraco con le amiche. La zia disabile non è invitata (anche perché l'anziana parente, pace all'anima sua, è passata da anni a miglior vita).Per raddrizzare queste storture, e convincere certe teste dure, occorre l'intervento delle autorità. Assessori Maran & Granelli, sindaco Pisapia, ci spiegate cosa state facendo, in materia? Perché sarebbe bello che questa rivoluzione gentile arrivasse a Milano, e non si fermasse all'annuncio. In Italia succede, come sapete. A Verona, per esempio, qualcosa stanno facendo. Il comandante della Polizia Municipale, Luigi Altamura, ci scrive: «Non vogliamo fare i primi della classe, ma ormai riusciamo a pescare i furbi nelle "tonnare" (luoghi frequentati nei centri storici). Soggetti che falsificano o usano impropriamente i pass disabili; o non li possiedono proprio. I nostri vigili controllano dal palmare il numero di pass: se un cittadino è deceduto, per esempio, quel numero sarà colorato di rosso, e pertanto da ritirare». Conclude il comandante: «Ho raccolto le scuse dei trasgressori. Sono incredibili. Uno sosteneva d'aver accompagnato la nonna disabile alla Messa. Quando gli è stato chiesto "Scusi, la signora dov'è?!", ha risposto allarmato: "Nonna s'è allontanata con persona a noi ignota!"». Bene, speriamo sia tornata. Intanto, appuntamento su Corriere.it con la rubrica «ParkPeggio!»: le immagini dei furbi che ci provano, spedite dagli onesti che non ci stanno (CLICCATE QUI PER L'INVIO DELLE FOTO). I secondi sono più dei primi: scommettiamo?

mercoledì 14 settembre 2011

Al Di Sopra Di Tutto!!!


Pedofilia: vittime degli abusi sessuali denunciano il Papa e il Vaticano

L'accusa: «Il Vaticano tollera e permette la sistematica e diffusa protezione» di chi commette molestie sui minori

MILANO - Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa della organizzazione statunitense Snap hanno chiesto al Tribunale Penale Internazionale dell'Aia di investigare contro papa Benedetto XVI e altri tre esponenti della gerarchia della Chiesa. L'accusa è di avere coperto gli abusi sessuali commessi da membri della Chiesa ai danni di minori. Il ricorso, fanno sapere le organizzazioni che lo hanno presentata, riguarderebbe anche il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada.

SENZA PRECEDENTI - A promuovere l'iniziativa - che non ha precedenti - davanti alla Cpi sono state in particolare due organizzazioni americane, il Centro per i diritti costituzionali (Center for Costitutional Right) e la Snap (Survivors Network of those abuse by Priest). I loro avvocati hanno presentato alla Corte dell'Aja un dossier di 80 pagine e hanno spiegato che il ricorso alla Corte internazionale si è reso necessario «poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero».
LA VICENDA - Il ricorso, a quanto si è appreso, riguarda in particolare cinque casi di abusi sessuali avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti dal Belgio, dall'India e dagli Usa. Sarà ora il procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo, a dover decidere se accogliere o meno il ricorso andando incontro al rischio di sollevare un acceso quanto delicato dibattito sul ruolo e le competenze della Cpi.
INDAGINE - La speranza dei ricorrenti è che la Corte dell'Aja decida quanto meno di aprire un'indagine preliminare per verificare se il caso rientra sotto la sua giurisdizione. La Corte penale internazionale, organismo indipendente dall'Onu, è diventata operativa il primo luglio de 2002 e, in base al trattato costitutivo sottoscritto a Roma, viene chiamata a giudicare i presunti responsabili di crimini contro l'umanità e i genocidi. L'ultima iniziativa partita della Corte è stato il mandato d'arresto emesso nei confronti di Muammar Gheddafi.
LA VICENDA- Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di «incriminare il Papa» per la sua «diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l'umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo».

lunedì 12 settembre 2011

Aiutiamo La Chiesa

Ici e Chiesa: ecco le prove

Alberghi. Palestre. Cliniche. Esentati dalla tassa sugli immobili. Dieci esempi che, purtroppo, mettono fine alle polemiche: il Vaticano non paga anche quando non si tratta di luoghi di culto né di opere sociali.
Sessantamila euro l'anno. E' il valore del contenzioso che vede opposti il Comune di Roma e la Provincia religiosa dei S. S. Apostoli Pietro e Paolo dell'opera di don Orione. Nella capitale l'ente risulta proprietario, nella lussuosa via della Camilluccia, di un gigantesco complesso, accatastato come b/1 (la sigla che all'anagrafe del mattone identifica collegi, convitti, educandati, ricoveri, orfanatrofi, ospizi, conventi, seminari e caserme), dove si svolgono attività religiose, ma sono stati anche ricavati una casa per ferie, un centro sportivo e una struttura di riabilitazione a pagamento. Il Campidoglio, attraverso la controllata Aequitalia, ha fatto le sue verifiche e pretende il pagamento dell'Ici, l'imposta comunale sugli immobili, dalla quale i religiosi ritengono invece di essere esenti a termini di legge. Così, si è arrivati alle carte da bollo. Un caso simile riguarda la Congregazione delle Mantellate serve di Maria, titolare a Roma di diversi immobili, due dei quali (in via San Giuseppe Calasanzio e in via Mentore Maggini) utilizzati come case per ferie. Gli uomini del sindaco Gianni Alemanno hanno battuto cassa per 45 mila euro l'anno. Le suore si sono opposte, presentando ricorso. Ma il giudice ha dato loro torto. E in lite con il Campidoglio è anche la Chiesa evangelica metodista d'Italia, che vanta un patrimonio di circa 50 immobili, compresi un albergo (in via Firenze), diversi uffici e numerose abitazioni, alcune delle quali di pregio e ampia metratura. L'ente paga l'Ici solo per alcune delle sue proprietà; per le altre ritiene che niente sia dovuto. Il Campidoglio gli dà ragione solo in parte, nel senso che riconosce un parziale diritto all'esenzione, ma reclama una maggiore imposta di 24 mila euro l'anno.
Sono tre fra i dieci esempi raccolti da "l'Espresso" sul tira e molla in corso da anni tra le migliaia di sigle della Chiesa e i Comuni sul pagamento dell'imposta istituita nel 1992. Un tormentone cominciato nel 2004, quando a decretare un provvisorio stop nella diatriba tra enti ecclesiastici e amministrazioni cittadine è intervenuta una sentenza della Corte di cassazione, che ha dato ragione alle seconde. Nel 2005, però, il governo di Silvio Berlusconi ha ribaltato il verdetto, confermando l'esenzione per gli immobili della Chiesa. Fino al 2006, quando anche l'esecutivo guidato da Romano Prodi ha ritenuto di metterci lo zampino, confezionando una legge che è un vero e proprio capolavoro di ambiguità. La norma, tuttora in vigore, stabilisce che non devono pagare l'imposta gli edifici adibiti ad attività non esclusivamente commerciali. Un concetto sconosciuto alla giurisprudenza e che ha ingarbugliato ancora la situazione.


Così, il braccio di ferro continua. In attesa che sulla materia si pronunci Bruxelles, chiamata a stabilire se l'esenzione rappresenta un aiuto di Stato ed è come tale contraria alle regole europee. Che nel 2014 l'Ici ceda il passo alla nuova Imu, nel cui testo attuale lo sconto per gli immobili degli enti ecclesiastici è stato peraltro confermato. E che il Parlamento decida cosa fare dell'emendamento alla manovra economica presentato dai radicali di Mario Staderini per cancellare ogni forma di esenzione: per ora, in commissione Bilancio a Palazzo Madama, è stato bocciato con il voto contrario di Pdl, Lega, Fli e Udc e l'astensione dell'Idv, che al Senato conta come un "no" (i parlamentari del Pd, a parte due "sì", hanno scelto di non farsi contare).

La gerarchia ecclesiastica, davanti al montare delle polemiche, nega addirittura l'esistenza di un caso nazionale. "La Chiesa paga l'Ici su tutti gli immobili di sua proprietà che danno reddito", ha puntigliosamente ribadito, sabato 27 agosto, il quotidiano dei vescovi "Avvenire". Ma le cose non stanno così. Lo dimostra l'inchiesta de "l'Espresso" sul Comune di Roma. In base ai tabulati, gli accertamenti (e cioè le richieste di pagamento per Ici non versata inoltrate dal Campidoglio) hanno raggiunto, tra gli altri, la Società San Paolo (40 mila euro l'anno), la Procura generale dell'Istituto delle suore di carità di Namur (90 mila euro; posizione apparentemente regolarizzata dal 2010 ), l'Istituto ancelle riparatrici del S.S. Cuore di Gesù (3mila euro, peraltro pagati), la Casa delle religiose figlie di Nostra Signora del S. Cuore d'Issoudun (70 mila euro), la Provincia d'Italia fratelli maristi delle scuole (100 mila euro), la Provincia italiana suore mercedarie (120 mila euro) e le Comunità cistercensi trappisti Tre Fontane (100 mila euro). Secondo gli addetti ai lavori, per calcolare il contenzioso totale, tra arretrati, sanzioni e interessi, queste somme vanno mediamente moltiplicate per sei.

Il Buon Esempio!

 E Silvio risparmiò 300 milioni di tasse

Gli atti dell'inchiesta  svelano le trame, a tutti i livelli, per evitare la super-causa fiscale sulla Mondadori. Dal presidente della Cassazione al sottosegretario Caliendo, ecco chi si è mosso per salvare il premier dalla maxi-multa.
Il capo degli ispettori Arcibaldo Miller che si vanta dei suoi "rapporti personali" con il vertice del Pdl, Silvio Berlusconi incluso. Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo che cerca notizie sulla causa fiscale da 300 milioni di euro che pende sulla Mondadori "perché poteva avere conseguenze gravi sulla parte privata". L'avvocato generale dello Stato Oscar Fiumara che riceve Niccolò Ghedini "con il quale ci diamo del tu" e subito si adegua alla sua linea sulla questione Mondadori.

Il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone che accoglie l'istanza dell'azienda berlusconiana e così il procedimento - aperto da 15 anni - viene rinviato di un altro anno. E nel frattempo una leggina permette alla Mondadori di sanare il tutto con soli 8 milioni e mezzo di euro. O gli interventi sull'allora presidente del Tribunale dei ministri Giovanni Fargnoli, spesso al tavolo degli arrestati, per far archiviare l'istruttoria sui voli di Stato con cui il Cavaliere portava amiche e ballerine in Sardegna a spese dei contribuenti. Solo una parte delle decine di magistrati che venivano avvicinati dagli emissari della P3: ricevevano richieste di favori, piccoli o grandi, e offerte di gratificazioni, sponsorizzazioni per la carriera o incarichi ben remunerati per parenti e amici. Una rete di contatti che secondo l'accusa aveva referenti alti e alcuni ostinati peones, come il geometra irpino Pasqualino Lombardi, tanto folcloristico nello storpiare i nomi quanto caparbio nell'infilarsi nelle stanze del potere.

Gli atti della grande inchiesta romana condotta da Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli hanno radiografato questo sistema di relazioni, considerato pericoloso e illecito come una loggia segreta. E pronto ad attivarsi negli uffici giudiziari di tutta Italia per esaudire i desideri del premier: il loro imperatore per questo chiamato "
CESARE
". 

venerdì 9 settembre 2011

Una Pecora Nera

Alfonso Pecoraro Scanio che non ha ancora cinquant’anni, fa l’avocato e prende una pensione di 8.800 euro? Si sono rivelati intangibili i vitalizi, a volte più dorati di questo, degli ex parlamentari. Nella categoria del «ci vuole ben altro», possono festeggiare le Province. Invece piagnucolano, perchè non gli basta di averla fatta franca o di vedere rinviata all’infinito la propria estinzione: vorrebbero che sia ridotta a niente anche la riduzione del cinquanta per cento dei loro consiglieri. Ed è lotta dura per renderla virtuale o spray, comunque inconsistente.
Complimenti Veramente!!!!!

Non Sono Tutti Uguali!

TRENTO. «Ritengo sia scandaloso lo stipendio di tutti i politici e che in un momento come questo di assenza generalizzata di lavoro soprattutto per i più giovani e di difficoltà a mantenere dei buoni servizi per i cittadini sia ancora più doverso dare un buon esempio». Nives Merighi, consigliera comunale a Rovereto e volto storico del pacifismo in Trentino, ha firmato convintamente l'appello lanciato dal nostro giornale per la riduzione delle indennità dei consiglieri provinciali. «Posso dire che sono la prima disposta a lanciare un segnale, rinunciando ai gettoni di presenza nella commissione di cui faccio parte o tagliandomi del 10% il mio gettone di presenza». Un segnale, quello di Merighi, «con cui forse non si risolvono i problemi di questo difficile periodo ma attraverso cui si comincia a fare qualcosa per ridurre i costi della politica, che sono diventati insostenibili. Nives Merighi non ha dubbi: «In politica ci sono troppi stipendi e sono spesso fuori misura. Senza contare la qualità dei politici che percepiscono quelle indennità stratosferiche».  Sì perché secondo la consigliera roveretana la riduzione sarebbe un modo per responsabilizzarsi e, perché no, mettere i puntini sulle i: «Ci si ricorederebbe infatti di di una cosa, che non è colpa di chi lavora e fatica ad arrivare alla fine del mese se stanno succedendo tutti questi problemi».